Una lavagna e la nazionale in maglia bianca
Sappiamo tutti che la Pro Vercelli è una realtà carica di storia avendo vinto 7 scudetti e avendo avuto tra le sue fila giocatori del calibro di Silvio Piola ma forse non tutti conoscono quei piccoli aneddoti che hanno contribuito a fare grande il nome delle Bianche Casacche nel panorama del calcio italiano.
Era il 1892 quando a Vercelli nacque la Società Sportiva e pochi anni dopo lo schermitore Marcello Bertinetti decise di fondare la sezione Football sull’onda del successo che tale sport stava avendo in altre grandi città italiane.
Le bianche casacche, come successivamente verranno denominate, scendono in campo per la prima volta il 3 Agosto 1903 nel campo della Fiera (ora P.za Mazzini) in occasione della celebrazione del santo patrono indossando divise tra le più svariate, scegliendo solo successivamente la camicia bianca perché facilmente reperibile e soprattutto già indossata dagli schermitori presenti nella formazione di allora.
Dopo una serie di partite amichevoli la Pro comincia a far vedere di che pasta è fatta e nel 1906 si iscrive al Campionato Nazionale, i successi arrivano dopo poco con 2 scudetti consecutivi nell’08 e’09.
La fine del campionato 1909-10 vede la Pro a pari punti con l’Internzazionale, sarà quindi uno spareggio a decidere a chi verrà assegnato lo scudetto. La squadra milanese fissa la data dell’incontro per il 24 Aprile, lo stesso giorno in cui molti giocatori bicciolani erano impegnati in una gara della nazionale militare.
La Pro schiera quindi i giovani e il capitano Rampini II si presenta al capitano neroazzurro Fossati con una lavagnetta invitandolo a tenere conto di tutti i gol che segneranno. Sarà, come previsto, la disfatta bicciolana per 10 a 3.
La formazione milanese proporrà una rivincita sul campo di atletica dove i vercellesi mostrarono tutte le loro capacità sportive vincendo la sfida.
La Pro Vercelli decise di presentare ricorso alla FIGC per la presenza di un giocatore svizzero nelle file dell’Internazionale venne però respinto e addirittura la squadra piemontese venne squalificata per tutto il 1910 impedendo quindi ai giocatori di partecipare sia al primo incontro ufficiale della Nazionale Italiana sia al successivo campionato.
Resasi conto dell’errore la FIGC cercò di porvi rimedio facendo indossare alla nazionale che vinse per 6-2 contro la Francia, la maglia bianca in onore della fortissima Pro Vercelli. Dopo una sonora sconfitta dell’Italia in maglia bianca contro l’Ungheria, la Federazione decise di riabilitare la squadra consentendole anche l’iscrizione al campionato che la vedrà vincere il 3 scudetto.
Sono stata estratta per partecipare a questa iniziativa nata dalla collaborazione tra Regione Piemonte, Università degli Studi di Torino e del Piemonte Orientale. Io faccio parte di quella categoria di persone che si lamenta delle scarse iniziative organizzate in città quindi alla telefonata in cui chiedevano la mia disponibilità non ho potuto che rispondere "sì", consapevole di giocarmi così 2 sabati!
Sono passati 100 anni da quando lord B.P. ha fondato lo sca
utismo e anche Vercelli si prepara a festeggiare questa ricorrenza.
Sono entrata in chiesa e là in un angolo c'erano i ragazzi con la chitarra che provavano i canti per la messa, come ho fatto anch'io tante volte e inspiegabilmente sono scese le prime lacrime insieme ad una valanga di ricordi e immagini che poco alla volta si formavano nella mia testa.| |
Ho scoperto l'esistenza di questa iniziativa visitando il sito di 12 DICEMBRE ; e ho aderito subito, inserendo il banner.
L'iniziativa è geniale, ognuno può comporre il suddetto banner come vuole, adattandolo alla grafica del proprio spazio web e scegliendo di "sponosorizzare" le organizzazioni che preferisce.
E' un piccolo gesto, non costa tanta fatica e può contribuire a qualcosa di utile! Complimenti quindi agli ideatori!

Erano gli inizi del 2005 quando, durante una delle nostre solite riunioni, qualcuno disse:”Perché non andiamo ad Olbia?”, forse pensava di non essere preso sul serio ma non sapeva che per dei malati di pro come noi l’invito era assolutamente allettante. Cominciarono i preparativi all’insegna del massimo risultato con la minima spesa così alla fine 4 di noi partirono in un tiepido venerdì pomeriggio, alla conquista della Sardegna.
Imbarco a Livorno dopo una cena a base di panini farciti con qualsiasi cosa e innaffiati da un buon Chianti; un viaggio tranquillo con pernottamento in cuccetta e alle 6 del mattino i nostri giovani eroi sbarcavano a Golfo Aranci accolti da un’alba spettacolare. Telefonata di rito agli amici rimasti a casa per creare quel po’ di invidia e via verso nuove avventure.
Il sabato è stato all’insegna dell’enogastronomia con visita al museo del Vermentino di Gallura, con assaggi di rito, e scoperta di queste terre per altro bellissime nel mese di marzo, quando il clima è già tiepido ma la vegetazione non è ancora arida come nei mesi estivi.
Verso le 5 del pomeriggio inizia la caccia all’agriturismo per la cena, nell’ordine abbiamo trovato il primo chiuso, il secondo aperto ma con il personale impegnato nella macellazione dell’agnello pasquale, il terzo lo raggiungiamo percorrendo uno stradino sterrato disperso nella boscaglia, entriamo fiduciosi e veniamo accolti da un’atmosfera di altri tempi: luce soffusa, una decina di uomini seduti in cerchio in fondo alla sala e capiamo che forse non è la serata giusta e quando il titolare si avvicina ci dice che “l’ora è tarda” per cenare (caspita, erano le 7 di sera). Dopo l’ennesimo tentativo ecco il locale che fa per noi, con 25 € ci sono stati offerti nell’ordine: 14 antipasti (giuro, li abbiamo contati), 4 primi, 2 secondi, contorno, frutta, ogni tipo di dolce locale, caffè mirto e filu ferru a volontà il tutto accompagnato da eccellente vino.
Felici per la giornata o forse per il vino torniamo in albergo ad Olbia consapevoli che il giorno dopo saremmo tornati nel continente. Ah, è vero, prima di tornare a casa siamo andati allo stadio, abbiamo visto
Ho meditato parecchio sulla necessità di scrivere questo post per paura di cadere nei soliti discorsi retorici, ma quello che è successo stasera a Catania non può non essere commentato, soprattutto da chi come me, considera il calcio ancora un bel passatempo!E’ da qualche anno che sostengo una bambina a distanza, si chiama Sunita e abita in Nepal.
Era il 2004 ed avevo appena ottenuto una borsa di studio per 12 mesi e ho deciso di spendere una piccola somma per qualcuno che ne aveva decisamente bisogno, ho spedito la mia cartolina di adesione all’associazione e ho aspettato con ansia l’arrivo della fotografia del bimbo che mi sarebbe stato assegnato.
Sunita all’epoca aveva solo 9 anni, periodicamente mi arrivano sue foto, da allora è cresciuta tantissimo, oggi ha circa 12 anni, è cambiata tanto ma ha sempre la stessa espressione triste negli occhi.
Oggi ricevo a casa la rivista periodica dell’associazione e sfogliandola scopro che l’amico Matteo è stato là, proprio in Nepal nel distretto di Kavre dove abita Sunita, per girare un documentario in occasione dell’intitolazione di una scuola a Enrico ed Ilaria scomparsi durante lo Tsunami del 2004 mentre erano in viaggio di nozze.